Quello che sappiamo sulla distribuzione geografica di un parassita dipende in gran parte da documenti storici, conoscenze consolidate e studi di prevalenza dell’infezione. A volte però emergono nuovi dati che possono cambiare quello che credevamo di sapere. Uno studio (1) pubblicato recentemente sembra suggerire infatti che il verme parassita Schistosoma haematobium, presente finora solo in Africa e in alcune parti del Medio Oriente, potrebbe trovarsi anche in Nepal.

Una scoperta inattesa

Il parassita di cui parliamo è una delle specie che provocano la schistosomiasi, un’importante malattia tropicale negletta (NTD). Lo studio in questione descrive un pescatore nepalese (che ha riportato di non aver mai viaggiato all’estero, ad eccezione di visite sporadiche in India) che mostrava i segni clinici della schistosomiasi urinaria. Inoltre, nella sua urina sono state trovate uova con la caratteristica morfologia di S. haematobium.

Uovo con spina terminale (freccia) caratteristica di S. haematobium (modificato da Sah et al., 2020)

Sebbene la precisa identità delle uova non sia stata determinata, gli autori citano alcune pubblicazioni che descrivono uova molto simili trovate in alcuni abitanti di due villaggi indiani nel 1952 e poi nel 1969.

La scoperta può avere implicazioni molto importanti per la salute pubblica, ma queste osservazioni rappresentano introduzioni accidentali (e auto-limitanti) o sono un segno di trasmissione sostenuta del parassita?

Come possiamo dimostrare la trasmissione sostenuta in un’area?

In generale, per rispondere a questa domanda abbiamo bisogno di:

  1. Confermare l’identità del parassita: a volte la morfologia può essere fuorviante, quindi l’identità (specie) del parassita deve essere determinata tramite analisi genetiche e sequenziamento del DNA. Si tratta del parassita che pensiamo noi, o potrebbe essere una nuova specie?
  2. Incriminare il vettore o i potenziali ospiti serbatoio: se sappiamo che il parassita richiede un vettore/ospite intermedio (come nel caso degli schistosomi, che si sviluppano all’interno di chiocciole d’acqua dolce prima di infettare le persone), è necessario verificare la presenza di tali ospiti e se sono infetti. Senza questi ospiti, il parassita non può sostenersi in un’area. Inoltre, è noto che alcuni schistosomi si accoppiano con parassiti animali e generano ibridi che sono infettivi per l’uomo (2): si dovrebbe considerare quindi anche la presenza di ospiti animali che potrebbero fungere da serbatoi dell’infezione.
  3. Confermare la trasmissione all’uomo a livello locale: un numero elevato di individui infetti nell’area esaminata può indicare la presenza di trasmissione sostenuta. Inoltre, quando si considera un caso singolo e sporadico è importante escludere un’infezione che potrebbe essere stata contratta durante un viaggio in aree colpite dal parassita.

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Fonti

  1. Sah R, Utzinger J, Neumayr A. Urogenital Schistosomiasis in Fisherman, Nepal, 2019. Emerg Infect Dis. 2020;26(7):1607-1609. doi:10.3201/eid2607.191828
  2. Webster BL, Alharbi MH, Kayuni S, et al. Schistosome Interactions within the Schistosoma haematobium Group, Malawi. Emerg Infect Dis. 2019;25(6):1245-1247. doi:10.3201/eid2506.190020